Meno tasse alle famiglie: così ripartono ricchezza, consumi e occupazione

I tributaristi: si moltiplicherebbe il reddito nazionale

ROMA - Uno studio di Lapet, associazione nazionale tributaristi, lancia una ricetta shock per il rilancio dell’economia: una manovra di 16,9 miliardi in meno di tasse alle famiglie con almeno un figlio. Il nostro sistema di welfare – sostiene infatti lo studio – é sbilanciato a favore delle pensioni e a sfavore delle famiglie. Secondo Mario Draghi, numero uno della Banca centrale europea, la povertà economica delle famiglie con figli si è aggravata con la crisi. «La caduta dell’occupazione – ha spiegato Draghi illustrando i dati di una ricerca della Banca d’Italia – ha interessato in prevalenza i figli conviventi e quindi i nuclei familiari plurireddito». «Tra il 2007 e il 2010 – secondo stime della banca centrale – il reddito equivalente, ovvero corretto per tenere conto della diversa composizione familiare, sarebbe diminuito in media dell’1,5%. Il calo sarebbe stato più forte, oltre il 3%, tra i nuclei con capofamiglia di età compresa tra i 40 e i 64 anni, proprio per le minori entrate degli altri componenti. All’opposto, sarebbe aumentato il reddito dei nuclei con capofamiglia di 65 e più anni». «Nel complesso – ha concluso Draghi – la condizione di povertà economica delle famiglie con figli si è aggravata».

La contrazione del commercio al dettaglio
La contrazione del commercio al dettaglio

POTENTE STRUMENTO - Solo l’ 1,3 per cento del Pil, in Italia, viene utilizzato per sostenere le famiglie ed in particolare quelle più giovani mentre in Francia gli investimenti pubblici per i nuclei familiari sono il doppio. Il tasso di inattività femminile di Napoli e Crotone arriva al 72,4 %, peggio del 70,4 % della Turchia. Il punto è che le italiane non rinunciano al lavoro per abbracciare a pieno diritto una visione tradizionale della maternità. Al contrario. Come ha sottolineato alcuni giorni fa la stessa Banca d’Italia, siamo arrivati a un incrocio paradossale di bassa partecipazione al mondo del lavoro e bassa fecondità. La famiglia è un potente strumento di rilancio dell’economia, perché – secondo quanto studiato già da Keynes – la famiglia è un fattore di moltiplicazione del reddito nazionale . Questo per un semplice calcolo economico. Lo studio Lapet – che verrà presentato mercoledì mattina alla Sala del Refettorio della Camera dei Deputati – afferma infatti che una famiglia italiana ha una propensione marginale al consumo pari al 90,4 ciò vuol dire che per ogni cento euro in più disponibili (dovuto all’abbassamento delle tasse ) ogni famiglia italiana ne spenderà 90,4, rimettendo in moto la «produzione» economica. Mentre nel corso degli ultimi mesi Il commercio al dettaglio è in forte contrazione e le famiglie stanno iniziando a ridurre i consumi anche dei beni primari

CONSUMI E OCCUPAZIONE - Inoltre – sempre secondo lo studio – il fattore famiglia per il fisco non sarebbe tanto un costo, ma un investimento. A fronte di un mancato introito fiscale di 16,9 miliardi di euro ci sarebbe un incremento di ricchezza nazionale di 17, 6 miliardi di euro. Una crescita dei consumi locali per 13,6 miliardi, un incremento dell’Iva di 3,3 miliardi e dell’Irpef di 4,3 miliardi. Tra i duecento e i duecentocinquanta mila posti di lavoro in più, con il 3,5 per cento in meno di disoccupati al Nord ; 4,5 in meno al Centro, 12,5 al Sud e 12,2 nelle Isole e la riduzione di un milione del numero di famiglie sotto la soglia di povertà. Le regioni che beneficerebbero maggiormente di questa manovra sono – nell’ordine – la Campania, la Sicilia, il Lazio e la Lombardia, cioè le regioni dove sono maggiormente concentrate le famiglie. Infine un raffronto tra l’impegno economico di questa manovra lanciata da Lapet e dal Forum nazionale delle famiglie e quanto sono costate altre fatte in passato. Gli incentivi statali per il risparmio energetico dal 2007 al 2009 sono costati quasi 8 miliardi (fonte www.tasse-fisco.com) e solo 10 mesi di cassa integrazione per 600 mila lavoratori nel 2010 sono costati 4,3 mld (fonte Centro studi CGIL)

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